{"id":10,"date":"2023-10-03T18:43:28","date_gmt":"2023-10-03T16:43:28","guid":{"rendered":"http:\/\/alleronawebapp.it\/?page_id=10"},"modified":"2024-01-18T14:30:47","modified_gmt":"2024-01-18T13:30:47","slug":"le-vie-dei-gelsi","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/alleronawebapp.it\/index.php\/le-vie-dei-gelsi\/","title":{"rendered":"Le vie dei gelsi"},"content":{"rendered":"\n<p><em>Qui al magazzino c\u2019eono le bache da seta, apposta Caine (Cahen) ea messo le gelse\u2026Ce pensava la Ginevra, la mamma de la Triesta: nn\u2019avono ll\u00e0, tajavono le gelse, venivono qua e guernavono\u2026mica se sa quante ce l\u2019evono?! \u2018L magazzino do\u2019 ce ballono sopra, tutte bache da seta c\u2019erono! <\/em><em><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>(Angioletto de Poggio Barile)<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"691\" src=\"http:\/\/alleronawebapp.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/la-via-dei-gelsi-1024x691.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-894\" srcset=\"https:\/\/alleronawebapp.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/la-via-dei-gelsi-1024x691.jpg 1024w, https:\/\/alleronawebapp.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/la-via-dei-gelsi-300x202.jpg 300w, https:\/\/alleronawebapp.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/la-via-dei-gelsi-768x518.jpg 768w, https:\/\/alleronawebapp.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/la-via-dei-gelsi-1536x1036.jpg 1536w, https:\/\/alleronawebapp.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/la-via-dei-gelsi-2048x1382.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">I CAHEN<\/h6>\n\n\n\n<p>Ricchissima famiglia di banchieri ebrei, originari di Anversa, i <strong>Cahen <\/strong>hanno lasciato un\u2019impronta indelebile nel territorio dell\u2019alto orvietano. Qui, infatti, negli anni \u201880 dell\u2019Ottocento il marchese <strong>Edoardo <\/strong>Cahen, capostipite del ramo italiano della famiglia, reinvest\u00ec parte dei profitti ottenuti in campo finanziario ed immobiliare (con la speculazione su Roma capitale) nell&#8217;acquisto di una <strong>immensa tenuta agraria <\/strong>a cavallo fra Umbria e Lazio, imperniata sui due gioielli architettonici del castello di Torre Alfina e di <strong>Villa \u201cLa Selva\u201d.<\/strong> Con i figli di Edoardo, il marchese Teofilo Rodolfo e il conte Ugo, divamp\u00f2 prima e si consum\u00f2 poi interamente la <strong>parabola<\/strong> dinastica che vide, per diversi decenni, questi territori vestire il ruolo di finestra sulla <strong><em>Belle Epoque<\/em><\/strong>.\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">LA VIA DEI GELSI<\/h6>\n\n\n\n<p>Oltre alle <strong>dimore storiche<\/strong> gi\u00e0 citate (il Castello di Torre Alfina e Villa \u201cLa Selva\u201d) e ai rispettivi <strong>giardini<\/strong>, l\u2019intero paesaggio agrario pu\u00f2 essere letto in filigrana come lo sforzo dei Cahen e, volta per volta, dei loro soci, per una radicale <strong>modernizzazione <\/strong>in campo sia agrario che manifatturiero. Una traccia evidente \u00e8 rappresentata ancora oggi dalla \u201c<strong>Via dei Gelsi<\/strong>\u201d ovvero la piantumazione ad opera dei Cahen lungo la strada\u00a0 della Selva che conduce sino ai locali dell\u2019allora \u201c<strong>Magazzino<\/strong>\u201d. Al piano superiore dello stabile avveniva direttamente l\u2019allevamento del <strong>baco da seta<\/strong>, la cui alimentazione si basa proprio sulle foglie di gelso, e la prima lavorazione di un prodotto, ovviamente, destinato al commercio non locale e volano dell\u2019industrializzazione italiana post-unitaria. La <strong>produzione<\/strong>, attiva almeno fino al 1927 con una resa per oncia di 69.25Kg (superiore a quella media provinciale e regionale), entra in crisi fra le due guerre fino ad essere completamente abbandonata.\u00a0\u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<h6 class=\"wp-block-heading\">I PODERI DELLA SELVA<\/h6>\n\n\n\n<p>I <strong>Cahen <\/strong>ebbero un ampio patrimonio che non comprendeva solo le foreste della Selva di Meana e la Villa ma anche i numerosi <strong>Poderi <\/strong>con casali, terre, stalle, vigne e oliveti. Ogni podere era abitato da grandi famiglie di <strong>contadini mezzadri<\/strong>, la cui vita era scandita dal ritmo naturale del giorno e delle stagioni. L\u2019ultima propriet\u00e0, quella degli <strong>Allegrini<\/strong>, non dur\u00f2 molto per via dello <strong>spopolamento <\/strong>generalizzato delle campagne e l\u2019inurbamento, (incluso Allerona Scalo) legato al boom economico post-bellico.<\/p>\n\n\n\n<p>I Poderi della Selva furono inglobati progressivamente dalla vegetazione e oggi sono inclusi nell\u2019<strong>area<\/strong> <strong>naturale protetta <\/strong>di propriet\u00e0 demaniale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u201cLa famiglia pi\u00f9 grande era a Poggio Barile e poi anche Casa Bruciata e il Pilello (Meana 2\u00b0)\u201d R. Farina (2005)<\/em> Un altro podere, il Mulino del Paglia fu abbandonato nel 1937, dopo la famosa piena del 6 e 7 ottobre: \u201c<em>c&#8217;erono du mucche ma la stalla; una ch&#8217;era legata la ritrovonno affugata, l&#8217;altra galleggiava ancora viva mal piano.. <\/em>E cosi si commenta: <em>la bestia co l&#8217;ugno spaccato difficile ch&#8217;affoga!\u201d<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Qui al magazzino c\u2019eono le bache da seta, apposta Caine (Cahen) ea messo le gelse\u2026Ce pensava la Ginevra, la mamma de la Triesta: nn\u2019avono ll\u00e0, tajavono le gelse, venivono qua e guernavono\u2026mica se sa quante ce l\u2019evono?! \u2018L magazzino do\u2019 ce ballono sopra, tutte bache da seta c\u2019erono! 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