la web app sarà attiva al 100% 18/12/23
“Viam novam Traianam a Volsiniis ad fines Clusinorum fecit”(Iscrizione sul miliare di Monteregole – XIII miglio)

LA VIA TRAIANA NOVA
Il Paglia è stato nei secoli protagonista delle vicende e della storia umana, connesse alle varie civiltà che hanno interessato questo territorio.
Fin dal tempo degli Etruschi quando l’asse tra le due poleis dell’Etruria interna, Clevsin e Velzna (Chiusi e Orvieto), costituiva il principale asse economico, culturale e politico, il Paglia ha rappresentato un limes da superare in un modo o in un altro, cosa che avvenne con la fondazione di un primo ponte, in legno o in muratura, lungo la via che connetteva i due agrii. In epoca romana riprese centralità con il passaggio della Via Traiana Nova (108 d.C.), variante della Via Cassia Antica che connetteva Bolsena con Chiusi (Volsinii ad fines Clusinorum). Era il cosiddetto Ponte della Mola, di cui alcuni resti sono ancora presenti nel sito. Il ponte venne definitivamente abbandonato nella metà del IV sec., e sotto l’Imperatore Gioviano (363-364), parte dei resti furono utilizzati per restaurare il nuovo ponte posto più a valle che in seguito (XVI sec.) verrà chiamato Ponte Giulio (in nome di Papa Giulio II della Rovere).
CORIGLIE ED ALTRE EVIDENZE ARCHEOLOGHE
Ci troviamo a Barca Vecchia o Barcaccia (in passato vi era un attraversamento su chiatta), sul percorso della Via Traiana Nova, in un’area dove sono presenti vari siti con importanti evidenze archeologiche.
Il più importante è sicuramente Coriglia (Corijje), è un’estesa area archeologica, risalente al V-IV secolo a.c., situato lungo il percorso della Via Traiana Nova, poco distante da Monterubiaglio. Un luogo legato al culto e all’utilizzo delle acque termali e delle sorgenti ancora oggi attive.
I principali resti ritrovati a seguito di recenti campagne di scavo vanno dal IV sec a.C. fino al periodo tardo medioevale. Dai Buccheri, iscrizioni, aes rude e dolia etruschi alle ceramiche, terrecotte architettoniche, resti murari, monete, affreschi e lucerne del periodo romano (epoca repubblicana ed imperiale).
Le Fonti di Tiberio, nome moderno per un altro sito di antichissimeorigini in cui si trovano ancora attive varie sorgenti termali, sia calde che fredde, sulfuree e salsobromoiodiche. Nei pressi del fiume, si trova il cosiddetto “sasso tagliato”, un enorme masso di travertino su cui sono stati praticati in epoca remota delle profonde incisioni regolari simili a canali Poco più a valle vi sono i resti del “pons de subtus”, chiamato anche Ponte della Mola.
IL TERRITORIO DI MEANA
La valle del Paglia è ricca di segni e orme lasciate dall’uomo e in questo punto è dominata dall’antico castello di Meana.Meana, che deriva da “Mezana“ (terra di mezzo), è sorta come fortilizio difensivo, in epoca longobarda (VIII sec. d.C.), per volere di Re Desiderio. I suoi primi abitanti concorsero anche alla fondazione del vicino castello di Torre Alfina.
Nel Medioevo fu eretta la Chiesa dedicata a San Nicolò (XII sec), che aveva al suo interno un affresco e un ciborio di legno dipinto (“il ciborio di Meana”), andati perduti.
Interessata dagli scontri tra guelfi e ghibellini orvietani, feudo vescovile, raggiunse il suo apice alla fine del XIV sec. Vi apparteneva anche il Molino del Paglia posto poco più a monte.
Vicino alla chiesa, ridotta ormai a rudere, sono visibili ancora i resti dell’antico fortilizio (cassero) andato in definitiva rovina nel XV secolo e l’antico cimitero. La vita del borgo, abitato da umili contadini, proseguì fino al 1960, quando si spopolò definitivamente. Da allora divenne territorio demaniale regionale, oggi all’interno del parco naturale regionale della Selva di Meana.

and then