L’acqua che tocchi de’ fiumi è l’ultima di quelle che andò e la prima di quelle che viene..così il tempo presente

L. Da Vinci

GENESI DEL BACINO FLUVIALE DEL PAGLIA

La storia geologica dei bacini in cui scorre il Paglia inizia circa 4 milioni di anni fa, sviluppandosi attraverso fasi marine, come il grande golfo del Pleistocene inferiore (1,7-1,2 milioni di anni fa) e fasi continentali. L’impostazione dell’incisione valliva è tuttavia piuttosto recente, agendo su litologie estremamente varie, dalle rocce Cretacee e Mioceniche delle dorsali (Unità Liguridi e Toscane) alle sabbie e argille marine del Pleistocene, ai depositi vulcanici dei Vulsini e del M. Amiata (tra 800.000 e 100.000 anni fa). Il suo tracciato irregolare è inoltre condizionato da fattori geologici, come la presenza di importanti faglie. L’evoluzione continentale dell’area inizia intorno a 1 milione di anni fa, quando la regressione marina lascia il posto ad ambienti sempre più lontani dalla costa. La valle del Paglia assume il suo aspetto attuale, con i suoi terrazzi, le gole profondamente incise e l’alveo occupato da barre di ghiaia e sabbia, soltanto nelle ultime decine di migliaia di anni, tra il Pleistocene superiore e l’Olocene.

LA VALLE COLTIVATA

Il Fiume Paglia ha un corso relativamente breve (86 km) suddivisibile in tre valli, alta, media e bassa, ognuna con le proprie peculiarità. La bassa valle si apre in una pianura alluvionale che è stata poco utilizzata e di difficile praticabilità (significativi i toponimi come Fondacce e Pantane), fino all’epoca moderna.

In seguito lo sfruttamento si è intensificato con l’estrazione dei sedimenti, la deforestazione, i rassodamenti e la canalizzazione del fiume, rendendo sempre più accessibili ampie fette di pianura e generando anche problemi di gestione delle episodiche alluvioni. Il paesaggio oggi è dominato dalla coltura della vite  che si è fatta largo ovunque tra le radure, i boschi ripariali ed alcune isolate piante camporili di Querce, dove il terreno leggero e drenante e la falda poco profonda favoriscono una consistente produzione. In passato la vite era maritata con il tutore vivo, un albero, normalmente l’acero (“stucchio”), di cui rimane qualche rara forma relitta. Ne risultava un paesaggio punteggiato, eterogeneo e variegato :“..Al Pilello c’era il “San Giovese, poe ‘l Verdello, ‘l trebbiano”, ‘l drupeccio e la malvagia. A Poggio Barile se faceva anche ‘l pinot nero” da un’intervista a Romolo Farina.

DA SEMPRE VIGNAIOLI

Il paesaggio agrario localeè ricco di storia, cultura e tradizioni agro-alimentari. Tra i prodotti di qualità spiccano: il tartufo, i funghi, l’olio extravergine d’oliva, ma soprattutto il vino. La cultura enologica sul territorio è millenaria e attraversa la storia degli Etruschi, della Roma antica passando per il Medioevo, il Rinascimento fino ai giorni nostri.

Il ritrovamento di vasi, orci, bicchieri, dolie ed anfore antiche in terracotta testimoniano che il vino, in queste zone, fosse ampiamente prodotto e consumato fin dall’antichità. Fu anche oggetto di proficui commerci, soprattutto attraverso l’antico porto fluviale di Pagliano, posto alla confluenza del Paglia con il Tevere, da cui i prodotti giungevano a Roma e da lì in altri luoghi. Questa storica cultura enologica si rispecchia oggi nella diffusa presenza dei vignaioli (ogni famiglia ha una piccola cantina domestica), spesso riuniti in consorzi e cooperative e nel riconoscimento della “IGP Allerona”, accanto alla Orvieto DOC e Orvieto Classico,con le sue varie tipologie (Bianco, Rosso, Rosato, Passito) prodotte con vari vitigni autoctoni (per i bianchi: Trebbiano Toscano o Procanico, Drupeggio, Malvasia, Grechetto, Verdello – per i rossi e rosati: Sangiovese, Montepulciano, Canaiolo, Ciliegiolo, Aleatico).

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