Qui al magazzino c’eono le bache da seta, apposta Caine (Cahen) ea messo le gelse…Ce pensava la Ginevra, la mamma de la Triesta: nn’avono llà, tajavono le gelse, venivono qua e guernavono…mica se sa quante ce l’evono?! ‘L magazzino do’ ce ballono sopra, tutte bache da seta c’erono!

(Angioletto de Poggio Barile)

I CAHEN

Ricchissima famiglia di banchieri ebrei, originari di Anversa, i Cahen hanno lasciato un’impronta indelebile nel territorio dell’alto orvietano. Qui, infatti, negli anni ‘80 dell’Ottocento il marchese Edoardo Cahen, capostipite del ramo italiano della famiglia, reinvestì parte dei profitti ottenuti in campo finanziario ed immobiliare (con la speculazione su Roma capitale) nell’acquisto di una immensa tenuta agraria a cavallo fra Umbria e Lazio, imperniata sui due gioielli architettonici del castello di Torre Alfina e di Villa “La Selva”. Con i figli di Edoardo, il marchese Teofilo Rodolfo e il conte Ugo, divampò prima e si consumò poi interamente la parabola dinastica che vide, per diversi decenni, questi territori vestire il ruolo di finestra sulla Belle Epoque.  

LA VIA DEI GELSI

Oltre alle dimore storiche già citate (il Castello di Torre Alfina e Villa “La Selva”) e ai rispettivi giardini, l’intero paesaggio agrario può essere letto in filigrana come lo sforzo dei Cahen e, volta per volta, dei loro soci, per una radicale modernizzazione in campo sia agrario che manifatturiero. Una traccia evidente è rappresentata ancora oggi dalla “Via dei Gelsi” ovvero la piantumazione ad opera dei Cahen lungo la strada  della Selva che conduce sino ai locali dell’allora “Magazzino”. Al piano superiore dello stabile avveniva direttamente l’allevamento del baco da seta, la cui alimentazione si basa proprio sulle foglie di gelso, e la prima lavorazione di un prodotto, ovviamente, destinato al commercio non locale e volano dell’industrializzazione italiana post-unitaria. La produzione, attiva almeno fino al 1927 con una resa per oncia di 69.25Kg (superiore a quella media provinciale e regionale), entra in crisi fra le due guerre fino ad essere completamente abbandonata.   

I PODERI DELLA SELVA

I Cahen ebbero un ampio patrimonio che non comprendeva solo le foreste della Selva di Meana e la Villa ma anche i numerosi Poderi con casali, terre, stalle, vigne e oliveti. Ogni podere era abitato da grandi famiglie di contadini mezzadri, la cui vita era scandita dal ritmo naturale del giorno e delle stagioni. L’ultima proprietà, quella degli Allegrini, non durò molto per via dello spopolamento generalizzato delle campagne e l’inurbamento, (incluso Allerona Scalo) legato al boom economico post-bellico.

I Poderi della Selva furono inglobati progressivamente dalla vegetazione e oggi sono inclusi nell’area naturale protetta di proprietà demaniale.

“La famiglia più grande era a Poggio Barile e poi anche Casa Bruciata e il Pilello (Meana 2°)” R. Farina (2005) Un altro podere, il Mulino del Paglia fu abbandonato nel 1937, dopo la famosa piena del 6 e 7 ottobre: “c’erono du mucche ma la stalla; una ch’era legata la ritrovonno affugata, l’altra galleggiava ancora viva mal piano.. E cosi si commenta: la bestia co l’ugno spaccato difficile ch’affoga!”

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